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Nella Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne condividiamo una breve riflessione

Nella Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne condividiamo una breve riflessione

Pubblicato il: 25-11-2020

Secondo il rapporto Eures sul femminicidio in Italia sono 91 le donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020, ancora una ogni tre giorni. Nell’ultimo anno i femminicidi familiari hanno registrato il valore più alto di sempre, attestandosi quasi al 90%: la famiglia e la coppia costituiscono dunque per le donne i contesti relazionali più a rischio.

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Nella Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne vogliamo condividere una breve riflessione.

Secondo il rapporto Eures sul femminicidio in Italia sono 91 le donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020, ancora una ogni tre giorni. Nell’ultimo anno i femminicidi familiari hanno registrato il valore più alto di sempre, attestandosi quasi al 90%: la famiglia e la coppia costituiscono dunque per le donne i contesti relazionali più a rischio. Numerosissimi sono i casi di violenze psicologiche e fisiche che non arrivano al femminicidio e, in molti casi, restano taciute.

Le vittime di violenza sono spesso donne in condizioni di scarsa indipendenza economica rispetto all’uomo e in condizioni di isolamento sociale, con assenza di reti sia formali che informali. Frequentemente nella loro storia di vita si rintracciano famiglie d’origine disfunzionali, dipendenza da sostanze dei genitori, modelli educativi mirati alla sottomissione, violenza assistita sulla madre o altre figure di riferimento, violenza subita in prima persona. Non dissimile è il profilo degli aggressori: gli uomini che esercitano violenza in ambito domestico hanno spesso storie di vita con famiglie d’origine disfunzionali, esperienze di violenza e maltrattamento subito in prima persona o osservato, scarsa rete sociale, stress e difficoltà economiche. Le vittime, in altre parole, diventano aggressori.

L’emergenza sanitaria e l’isolamento che ne è seguito hanno aggravato le condizioni di rischio di moltissime donne. I casi di femminicidio sono triplicati durante il lockdown, nonostante l’instancabile lavoro dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio che hanno continuato ad essere presenti ed hanno registrato un picco delle richieste d’aiuto.

Occorre intervenire prima che la violenza abbia luogo, occorre un intervento culturale.

Dal 2015 la nostra associazione si occupa di promozione del benessere delle donne e delle famiglie, intervenendo in contesti di disagio socioculturale, lavorando in sinergia con le scuole per diffondere una cultura della prevenzione, sensibilizzare le famiglie, individuare le situazioni a rischio, garantire ai bambini la possibilità di crescere in un ambiente positivo ed acquisire risorse che interrompano la trasmissione transgenerazionale dei modelli violenti e disfunzionali a cui sono esposti tra le mura domestiche.

Dal 2018 eGeF realizza presso l’Istituto Candia in zona Corvetto IESSS (Interventi di Educazione Sentimentale, Sociale e Sanitaria), un programma di intervento multidisciplinare per integrare i programmi ministeriali e consentire ai bambini l’accesso ad una educazione sentimentale, sociale e sanitaria. Il programma coinvolge i bambini, i genitori, gli insegnanti. Proporre ambienti positivi di crescita consente ai bambini svantaggiati di sperimentare un modello relazionale alternativo, fornisce strumenti per la costruzione di relazioni basate sul rispetto reciproco e sulla libera espressione di sé, apre un canale privilegiato per l’osservazione del benessere dei più piccoli. L’individuazione di sofferenza nei bambini consente l’accesso a situazioni familiari di rischio e la presa in carico delle donne vittime di violenza. Al termine dell’emergenza sanitaria riprenderemo le attività.

Occorre una profonda trasformazione della cultura relazionale e sociale, ripartendo da una educazione sentimentale che permetta ai bambini di oggi di diventare cittadini responsabili di domani.

Recentemente la società Esprinet, nella persona del signor Rota, ha deciso di sostenere il progetto IESSS con una donazione di 30.000 euro che renderà possibile la ripresa del progetto non appena conclusa l'emergenza.

Aiutaci anche tu nel nostro lavoro con i bambini delle periferie. Con una donazione di 100 euro sostieni il progetto IESSS per un bambino per un mese, con 1000 euro per un intero anno scolastico.